CONSIGLI SPIRITUALI

 

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1. La sofferenza

La sofferenza e la morte sono entrate nel mondo a causa del peccato dei nostri progenitori, Adamo ed Eva. Se stare vicino a Dio vuol dire godere delle sue grazie spirituali, il fatto invece di dare più importanza alle cose e alle creature a cui si lega il cuore, vuol dire esporsi a vizi, a desideri, che ci allontanano da Dio, e tale allontanamento provoca sofferenza alla nostra anima, perché noi siamo stati fatti per Dio. Non possiamo chiedere l’intervento di Dio quando ci fa comodo o per risolvere i nostri problemi. Dio non è un “distributore di grazie a moneta”, ma un Dio personale, che vuole che cresciamo nelle cose sue per farci partecipi di una vita veramente “piena”. Eppure quanta sofferenza nel mondo! Sofferenza dovuta al grande peccato generato dalla mancanza d’amore, che genera odio, guerre, divisioni familiari. Di fronte a tutto questo male, qualcuno di voi afflitto dalla sofferenza non ha mai pensato che potrebbe essere stato chiamato a riparare ai suoi ed altrui peccati, a salvare anime, attraverso l’offerta della propria croce (sofferenze fisiche e spirituali) unendola ai meriti del Cuore di Gesù, alla sua passione (vedi Atto di offerta giornaliera sezione Preghiere)? Sì…, perché molte anime sono bisognose di tali offerte, poiché non hanno conosciuto Gesù o se hanno ricevuto il Battesimo da piccoli, non hanno coltivato la loro fede, con una vita secondo il S. Vangelo, i Dieci Comandamenti, e forse non hanno fatto fruttare i talenti che Dio aveva affidato loro. Forse, Dio vuole far ragionare queste persone attraverso la sofferenza, che provoca riflessione, offrendo loro la possibilità di rientrare in quella comprensione delle cose, che diversamente non sarebbe possibile. E’ anche per mezzo della sofferenza che si diventa tolleranti verso gli altri, che soffrono, arrivando a comprenderli e ad amarli. Ritengo che nel mondo non ci sarebbe tutto questo male, se ci si amasse di più, se ciascuno di noi portasse il carico di preoccupazioni degli altri, mediante la preghiera, l’ascolto, il consiglio, l’aiuto verso di loro. Vi raccomando di accettare la sofferenza-croce come fece il buon ladrone che morì insieme a Gesù e che valorizzò il dolore, divenuto per lui preghiera, offerta, in funzione della salvezza dell’anima. Infine, vi chiederete se possiamo guarire dalle nostre infermità. Dio vuole guarirci, se ciò fa parte del suo progetto di salvezza per le nostre e altrui anime e lo fa concedendo la grazia nella preghiera attraverso Maria Ss.ma. Ma la persona sofferente, se chiede la grazia, deve accedere prima al sacramento della S. Confessione (confessando tutti i peccati mortali, con attenzione anche ai veniali Guida per il Sacramento della S. Confessione), pregando con il cuore, con amore filiale Maria e chiedendo preghiere per sé alle altre persone.

2. Pregare bene, con il cuore

Mi stupisce che durante qualche incontro di preghiera si preghi con estrema velocità, offrendo l’impressione di non sapere cosa si sta dicendo, forse pretendendo di dare a Dio quanto Gli spetta, mentre siamo noi ad aver bisogno della grazia di Dio. Mi chiedo se non si è mai provato a pregare bene, adagio, meditando la preghiera, facendola passare dal cuore? Se si prega con amore non si avrà l’urgenza di terminare la preghiera, specialmente se si tratta del S. Rosario e quando si terminerà una preghiera si sentirà quasi il piacere di volerne recitare delle altre, senza essere stanchi. Anche perché, quando la preghiera è un atto comunitario, occorre aver attenzione e rispetto, aspettando anche chi ha un andamento più lento e meditativo di pregare. Mi chiedo se i genitori e gli educatori si rendono conto anche di insegnare a pregare bene ai bambini e ai ragazzi. Se loro pregano bene non avranno difficoltà da adulti, ma se non diamo l’esempio e non insegniamo loro, le nostre chiacchiere sulla società che va male sono la nostra condanna, perché noi non facciamo la nostra parte. Se non siamo luce per i fratelli come possiamo pretendere che loro trovino la strada? Vi chiederete anche il perché nella preghiera non siamo esauditi. E’ a motivo che formuliamo male la nostra richiesta: Dio non può esaudire i nostri desideri quando questi sono finalizzati ai nostri “piaceri”, perché ciò non corrisponde al nostro bene; occorre invece entrare «nel desiderio» dello Spirito di Dio «e saremo esauditi» . Soprattutto, quando siamo impegnati nelle nostre attività, «abbiamo sempre in noi stessi il desiderio e il ricordo di Dio» , così tutto sarà affidato a Dio e Dio stesso ci seguirà, passo dopo passo nella nostra vita. Affidatevi a Dio affinché Egli sia padrone della vostra vita. La preghiera vi sia di conforto e di riposo, specialmente negli stati di ansia e depressione, i quali richiedono tanta preghiera, poiché la preghiera ha il potere di guarire il cuore, la mente ed il corpo. Riposarsi nella preghiera, quale riposo e quale ristoro! Infine vi chiederete per chi pregare. Pregate per la conversione dei peccatori. Pregate, solo la preghiera e l’esempio potranno guarire i loro cuori. Le vostre non siano solo parole, ma ci siano fatti concreti, fatti di esempio. La preghiera, le vostre preghiere, faranno sì che questi fratelli siano tutti raggiunti.

 

3. Adorare Dio dentro di noi

Adorare Dio dentro di noi è possibile in molte maniere. Per esempio durante e dopo la Consacrazione nella Ss. Messa, non c’è momento migliore, dato che Dio è realmente presente. A questo punto, il ringraziamento è d’obbligo. Si possono fare delle piccole preghiere di adorazione (Preghiere). Questi piccoli atti d’amore, uniti a una condotta di vita morale vissuta secondo i Dieci Comandamenti e il S. Vangelo, ci permetteranno di entrare in comunione con Dio. Entrando in comunione con Dio, saremo in grado di essere veramente in comunione con i fratelli e di mettere in pratica il comandamento datoci da Gesù: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri, come Io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri» . Ma in che modo amare? Amare Dio adorandoLo e glorificandoLo; amare i fratelli che Dio mi mette accanto nella famiglia, nella Chiesa, fuori e tutte le persone che io avrò occasione di incontrare. Amare Dio significa fidarmi di Lui. Amare vuol dire riporre in Lui ogni mio desiderio, ogni mia tristezza, ogni mia aspirazione, ogni mia fiducia e vivere esclusivamente di Lui che diverrà, che prenderà il primo posto nella mia vita. Adorare Gesù dentro di me e’ cosa molto importante perché poi Lo posso adorare anche fuori, in ogni cosa ed in ogni creatura che avrò accanto. Tutto deve essere fatto per dare gloria a Dio, quel Dio che mi ha dato tutto: per prima cosa suo Figlio Gesù e poi tutto quello che nella natura, nei fratelli ed in ogni altra cosa è a mio servizio, a servizio delle creature. Adorare Dio e glorificare poi tutti insieme in Spirito e verità, significa essere leali verso se stessi e verso il prossimo. I cuori siano generosi, cuori pronti a donarsi a Dio ed al prossimo, perché solo la generosità creerà quell’ambiente d’amore tanto necessario a rinnovare la vita delle nostre comunità.

4. Purezza di cuore

La disposizione interiore alla purezza deriva dall’allontanarsi da cose che possono contaminare il cuore e la mente. Possono essere immagini che vediamo, discorsi volgari sulla sessualità passati come innocui dalla mentalità corrente o dallo spirito di questo mondo (satana). Ciò che rende più in generale l’uomo impuro è il suo lasciarsi attrarre dal compromesso, per assolutamente piacere agli uomini, anziché a Dio, così da adeguarsi al volere di satana. La conseguenza di tutto questo è che egli non è più libero, ma schiavo di scelte immorali, che lo vincolano in modo negativo, e gli procurano angoscia, depressione, ansia. Quante considerazioni inutili si fanno, quanti pensieri e parole sprecate, quanti atteggiamenti inutili gli uni verso gli altri, quante ipocrisie che dovrebbero essere tolte dal vostro vivere, perché tutto questo vi fa perdere in serenità, in purezza. Mettete purezza in tutte le vostre azioni, in tutti i pensieri, e trasmetteteli a chi vi sta accanto, a chi vive con voi e incontrerete. Dal vostro cuore nascono i vostri propositi, che passano alla vostra mente e dovrete tradurli in purezza anche nel vostro parlare, nei vostri occhi. Se così farete, potrete irradiare attorno a voi la luce di Cristo. Più sarete puri, e più agirete in modo puro con voi stessi e con il prossimo e più salirete quella scala di perfezione che Dio richiede per avvicinarci a Lui, al suo Regno di pace e di amore che Egli ci ha promesso per l’eternità. Regno che possiamo e dobbiamo attuare già su questa terra, primo vero banco di prova di come vogliamo essere: se stare dalla parte del bene, del Sommo bene, Dio, oppure dalla parte del male, satana. Dice Gesù: «Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde» .

5. La Parola di Dio

a. va preceduta dalla preghiera; s’invochi lo Spirito Santo per mezzo di Maria Ss.ma Sposa dello Spirito Santo, affinchè vi faccia comprendere la divina Parola;

b. va letta, creduta, amata, compresa  e trasmessa con il cuore;

c. va preceduta da uno stile di amore verso gli altri e di perdono verso coloro che ci sono ostili, altrimenti noi non mettiamo in pratica il comandamento dell’amore di Dio, di cui tutta la S. Parola di Dio ci vuole portare nel suo insegnamento. Solo se perdoniamo i nostri fratelli saremo da Dio perdonati per i nostri peccati;

La S. Parola di Dio non stanca mai. Le cose che dice, professa sono cose antiche, ma di fatto sono sempre attuali. Quanti insegnamenti e quante emozioni da questa Parola! Quello che oggi non ti dice nulla può dirti qualcosa domani, a secondo del tuo stato d’animo, a seconda di come tu hai vissuto in passato o stai vivendo il presente. Vieni o tu che sei disperato e leggi, vedrai e ne trarrai grande beneficio. Vieni o tu che stai aspettando dalla vita cose grandi, c’è anche per te di cui abbeverarti. Tu, che sei triste perché non sei rispettato da tuo figlio, leggi e comprendi, forse tuo figlio ha bisogno di essere compreso. Tu che invece, non hai un buon rapporto con la sposa o lo sposo, leggi e metti in pratica, sottomettiti a ciò che dice questa Parola e vedrai che troverai il bandolo della tua matassa, perché la vita ricominci con lui o con lei a sorriderti. Tu, che parli male del tuo fratello leggi, metti in pratica e vedrai, scoprirai che anche tu hai peccato. Tu che sei rissoso e te la prendi sempre con tutti, leggi e metti in pratica, cerca la serenità in queste parole che sono come rugiada che scendono sul tuo capo e ti donano la pace. Tu o donna che ti adorni di mille fronzoli, mille idoli e vai dalle fattucchiere, adora il tuo Dio, perché non ce n’è un altro al di fuori di Lui. Lui sì, che ti darà tanta pace, non prevederà come la cabala, ma ti indicherà nel cuore le vie da seguire. Sono questi i tempi di proclamare a voce alta la divina Parola! Ma prima leggetela, ascoltatela, vivetela voi. Quando gli altri avranno constatato come voi la vivete, allora sarete loro di esempio, vi seguiranno, li amerete, e vi ameranno per quanto avrete trasmesso di gioioso nel loro cuore. Abbiate cura di leggere, meditare e vivere la S. Parola ogni giorno; è il ristoro delle vostre anime!

6. Inginocchiarsi in Chiesa

Noto con dispiacere, che la maggior parte dei cristiani che entrano in chiesa abituati a fare il solo inchino molte volte non fanno più neanche quello, come se andassero a qualsiasi assemblea pubblica. Il fatto che non vengano richiamati, induce loro a convincersi che non si trovino in un luogo sacro e che Dio non è presente nella Ss.ma Eucaristia, perciò si sentono autorizzati a parlare. Così invece di limitarsi a un rapido saluto reciproco per continuare la conversazione fuori della Chiesa, si mettono a parlare anche di cose materiali e magari sconvenienti per il luogo di culto. E’ scritto di Gesù durante la Passione, nell’Orto degli Ulivi: «Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e, inginocchiatosi, pregava: Padre, se vuoi, allontana da me questo calice » . Se Gesù nel rivolgersi a Dio Padre si è inginocchiato, tanto più noi che siamo uomini dovremmo inginocchiarci nel luogo di Dio, dove nella Ss.ma Eucaristia Gesù è presente in corpo, anima e divinità. Anche S. Paolo, prima di partire per un viaggio, nell’invocare Dio s’inginocchiava: «detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò». I fedeli dovrebbero essere suggeriti di inginocchiarsi al momento di entrare in Chiesa e di passare davanti al tabernacolo. Gesù non è un capo di Stato, per il quale basta un inchino, è Dio stesso e noi con l’inchino Lo poniamo a livello di un capo di Stato. E se non Gli diamo il rispetto che merita come possiamo ricevere le grazie e i doni spirituali di cui abbiamo bisogno per camminare lungo il percorso che ci indica? Anche la nostra genuflessione è un piccolo atto di adorazione e non solo di omaggio a Dio. Non è Dio ad aver bisogno della nostra riconoscenza, ma noi che attraverso la nostra riconoscenza Gli diamo il posto che merita all’interno del nostro cuore.

7. Ss.ma Eucaristia

Mi chiedo, se dato l’amore che portiamo a Dio ci sentiamo degni di prenderLo in mano. Sappiamo, che dal documento Ufficiale della Chiesa “Redemptionis Sacramentum”, il fare la Comunione in bocca rimane la prima forma. Infatti, nel documento si afferma che è una concessione quella di prendere la Ss. Eucaristia in mano . Invece, di insegnare nelle catechesi ai bambini che si preparano a ricevere per la prima volta la Ss.ma Eucaristia, a riceverla direttamente in bocca gli s’insegna la seconda forma, quella in mano come fosse la prima, perché bisogna farla bene. Che stoltezza, prendere Gesù in corpo anima e divinità direttamente in mano, per senso di praticità, tanto più che alcuni piccoli frammenti possono anche cadere ed essere calpestati, commettendo così sacrilegio. Credo che non abbiamo compreso niente di quanto vogliamo che Gesù sia importante per noi. Infine, raccomando ai sacerdoti quella consuetudine che esisteva un tempo: dopo che i fedeli hanno ricevuto la Ss.ma Eucaristia, si faccia un pò di silenzio, affinché le persone possano adorare Dio dentro di loro, visto che Lo hanno ricevuto.

8. Meditare la passione e morte di nostro Signore Gesù

Basta meditare la passione e morte di nostro Signore Gesù, per comprendere quanto Egli ci ami e abbia voluto portare su di sé il peso dei nostri peccati, con i quali noi continuiamo a recar dolore a Gesù crocifisso, a motivo di questi. Gesù afferma, che chi non porta la propria croce e non Lo segue non è degno di essere chiamato suo discepolo.  Perciò, qualunque croce e umiliazione vi capiti, accettatela di buon cuore, perché «Dio vi risparmia infinitamente, dato il numero e l’enormità dei vostri peccati» . Ecco che la sofferenza espressa dalla croce, permessa da Dio, ha un vantaggio per noi, da una parte di espiare già in questa vita peccati, dei quali dovremo purificarci in Purgatorio, dall’altra perché con questa croce accettata e unita ai meriti del Cuore di Gesù (Atto di offerta giornaliera pag. 30), molte anime si salvano dalla dannazione eterna. Vogliate amare la croce! In questo modo amerete i fratelli che voi salverete. «Siate disposti dunque ad essere abbandonati dagli uomini e dagli Angeli e quasi da Dio stesso; ad essere perseguitati, invidiati, traditi e calunniati, screditati e abbandonati da tutti; a soffrir la fame, la sete, la mendicità (essere mendicanti)…e ogni sorta di supplizi», a motivo della Verità che è Gesù, Sapienza nel Vangelo, «acqua viva» che disseta , per vivere di Lui ora e per godere di Lui un domani nella sua gloria, nella gioia e felicità piene e senza fine.

 

 


1. Catechismo della Chiesa Cattolica, Libreria Editrice Vaticana, 2006, nr. 2742

2. Ivi,  nr. 2737

3. S. Giovanni Crisostomo, «La preghiera è luce per l’anima» omelia nr. 6

4. Gv 13, 34

5. Lc 11, 23

6. Lc 22, 4

7. At 20, 36

8. Congregazione per il Culto Divino, Redemptionis Sacramentum, Città del Vaticano nr.92.

9. Concilio di Trento – D. 883

10. Mt 10, 38

11. S. Luigi Maria Gignion de Monfort “Lettera agli amici della Croce” nel Settimanale di P. Pio, nr. 12 del 22.03.2015, pp. 20

12. Ivi, p. 22

13. Gv 4, 10-14

 

 

 

 Giosuè